Sono un fotografo italiano,
attivista per il clima e viaggiatore.
Sono nato in Italia e la mia persona è indissolubilmente legata alla sua cultura, al suo caos e suoi colori, ma il mio sangue traccia una mappa migratoria che attraversa la Moldavia per arrivare nel centro Italia. Un'origine che mi è estranea. Nessuna lingua, nessuna tradizione, solo una sfocata sensazione che da qualche parte, nella mia eredità genetica, ci fosse un costante cammino. Un'eredità che mi ha portato a crescere come un eterno vagabondo. Non un immigrante che appartiene a due posti, bensì una persona che non appartiene completamente a nessuno dei due.
Ciò che mi spinge a viaggiare è la costante voglia di capire. Per conoscere persone e realtà differenti e comprender la diversità di questo mondo. In una realtà che sembra uscire da un libro di Orwell, questi incontri hanno la capacità di mantenere in vita la speranza in un futuro migliore.
Lottare per un futuro migliore è l'altra parte di me. Sono un giovane attivista climatico che lotta per un mondo migliore e la salvaguardia dei nostri ecosistemi. Lotto per portare le voci di noi giovani e delle persone più vulnerabili ai tavoli di negoziazione delle conferenze di alto livello. Perché tramite l'ascolto e l'osservazione ho capito che le persone che vivono in prima linea rispetto alla crisi climatica sono anche quelle che sanno meglio come rispondere.
La macchina fotografica è il modo in cui collego tutto. Una fotografia è un atto di attenzione. La prova che il mondo si è mostrato e io non ho distolto lo sguardo.